Bardh JakovaEsistono ponti tra le musiche, ma la musica può anche essere un ponte tra le persone. Bardh Jakova, fisarmonicista albanese che ha scelto di risiedere a Forlì, attraversa da tempo questi collegamenti. Vede rispecchiato questo modo di essere musicista nel progetto “La musica un ponte tra i popoli”.

Nella tua famiglia hai respirato fin da bambino l’aria musicale: ci puoi parlare di questa “prima impronta”?
Sono nato in una famiglia di musicisti: questa è stata una fortuna. Mio fratello suonava il pianoforte, mio padre era contrabbassista, suonava nella Filarmonica di Scutari, mio zio era un direttore d’orchestra, che aveva scritto qualche opera lirica ed aveva anche studiato a Santa Cecilia, nel ’41. Mio babbo è stato il mio primo insegnante: poi ho studiato, sono andato al Liceo di Scutari dove ho preso un diploma per fisarmonica classica

Da quando sei in Italia?
Negli anni ’90 sono venuto in Italia per continuare gli studi e quindi presi il secondo diploma con Sergio Scappini al Conservatorio Gioachino Rossini di Pesaro. Allora Scappini era solista alla Scala di Milano e con lui ho studiato compositori occidentali

Poi è cominciata la tua vita musicale…
Ho suonato in tante situazioni diverse e ci sono state collaborazioni importanti: per esempio nel 2010 ho aperto la cattedra di Fisarmonica classica nell’Accademia delle Belle Arti a Tirana, dove ho insegnato per 2 o 3 anni. Poi 10 anni fa Forlì è nata la Spartiti per Scutari Orchestra, costituita da tutti elementi romagnoli, che suonano musica dei Balcani.

Come concili l’amore per la musica dell’Europa orientale e quello per il repertorio occidentale?
Vengo dal classico, ma per me la musica classica ha il suo fondamento nei temi della musica popolare. Nei Balcani, nell’Est, la musica popolare è molto legata a quella colta: Bela Bartok era un compositore che usava temi della musica popolare, stravolgendoli. Così anche il teatro dell’opera a Tirana è chiamato “Teatro dell’opera di Tirana e della musica popolare”: mettono i due repertori alla pari.

Bardh Jakova,Perché hai scelto di vivere a Forlì?
Finito il conservatorio a Pesaro avevo trovato un gruppo per suonare in questa zona. Sono venuto a Forlì, mi piaceva e ho detto “perché no?”. Ho trovato un sacco di amici. Poi insegno alla Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli. Insegno anche a Imola, Ferrara, Predappio, Premilcuore e per tantissimi anni ho tenuto il corso di Fisarmonica a Santa Sofia.

Da qualche anno sei coinvolto nel progetto “La musica un ponte tra i popoli” …
Sono stato chiamato direttamente in causa dalla presidente di IPSIA, Maria Teresa Indellicati. È un progetto molto bello e mi tocca profondamente per tanti motivi musicali e umani. Sono molto contento di far parte di questo gruppo splendido di insegnanti, che da 5 anni va in Kossovo. Quest’anno erano coinvolti ragazzi e docenti di 10 nazioni (paesi della ex Jugoslavia, più Albania, Romania, Spagna ed Italia). È un bell’incontro tra le scuole di musica dell’Est e dell’Ovest, Ci si trova a far musica, a condividere, a stare insieme: siamo simili. I ragazzi stavano insieme, si ascoltavano, si rispettavano e si volevano molto bene. Nessuno ha un passaporto, tutti hanno un nome, un cognome e uno strumento. È una magia. Per 10 giorni eravamo appoggiati nelle aule dell’Istituto Masini a far lezione.

Stai parlando della seconda edizione del Festival della Musica Giovane del Mediterraneo?
Sì, abbiamo fatto 4 concerti: il 7 il concerto di fisarmoniche, l’8 alla Barcaccia c’è stato “Non solo Bregovic” e abbiamo finito con i concerti sinfonici il 9 e il 10, dove c’era anche musica popolare. La grande fortuna è stata trovare quasi 30 ragazzi che hanno suonato musica popolare dei Balcani in modo classico.

Bardh Jakova

Cosa vuol dire “in modo classico”?
Abbiamo suonato questa musica così com’è, ma con gli strumenti dell’orchestra sinfonica, che erano lì a disposizione, mentre di solito, quando presento quel tipo di musica, uso gli strumenti popolari quali (il citele, il bisunti, la tarabusca, percussioni varie…).

Bardh JakovaOra, che per quest’anno il progetto è finito, tu sei in contatto con i ragazzi?
Certo, c’è comunque contatto via email: ormai siamo amici. Ci vogliamo bene. I protagonisti sono loro. Io sono a loro disposizione per farli stare insieme, per mandare avanti questo messaggio che è così importante, soprattutto in questo periodo. Faccio l’insegnante, però nello stesso tempo faccio anche lo studente perché sono un buon amico loro. Stare con loro, parlare della loro vita, anche prendendo un caffè per strada, fa la differenza: con l’insegnante si sentono molto più a loro agio e quando vanno a prendere lo strumento, suonano meglio.

Come definiresti la tua vita da musicista?
Imprevedibile, nel senso che se una settimana mi sembra di non avere impegni, magari escono 5 o 6 concerti: un giorno sei in Svizzera, l’altro giorno sei a Roma. Questo porta nuovi incontri: tutti i giorni ci sarebbe un sacco da raccontare.