Sinfonia d’autunnoForlì sarà la prima città in Emilia Romagna a celebrare, ricordare e rendere viva l’anima di Ingmar Bergman in occasione del primo centenario della sua nascita. Malgrado una conferenza stampa “senza stampa”, il Comune di Forlì ha promosso il festival “Scolpire l’anima. Il genio multiforme di Ingmar Bergman” col sostegno di 50&Più. Resta indubbio che già sulla carta gli appuntamenti, che si terranno a La Fabbrica delle Candele, alla Biblioteca Comunale A. Saffi ed alla Sala del Refettorio dei Musei San Domenico, rivelino altre potenzialità di Forlì ancora nascoste.

«L’arte di Bergman esige di essere costantemente riferita a un più ampio orizzonte culturale - afferma Andrea Panzavolta, ideatore della manifestazione - per poter essere compreso e interpretato in modo adeguato. Non si può pienamente comprendere la grandezza dell’officina mistica bergmaniana, autentica summa del pensiero occidentale, se non si analizzano le suggestioni filosofiche, teologiche, musicali, iconografiche, letterarie che la tramano». La rassegna quindi parte dalla consapevolezza della complessità racchiusa nell’arte cinematografica ed in particolare dell’intellettuale svedese la cui opera è densa di rimandi a varie discipline.

Il settimo sigilloLa parte centrale del festival sarà dedicata a proiezione di pellicole bergmaniane; oltre a Panzavolta si alterneranno al commento Gabriella Maldini, Martina Marullo e Paolo Andreoni. Questa parte di calendario sarà incorniciata da due eventi particolari: mercoledì 18 aprile il festival si aprirà con “Film come sogni, film come musica. La musica nel cinema di Ingmar Bergman”: il violoncellista Paolo Baldani ed il pianista Filippo Pantieri eseguiranno musiche presenti nel cinema di Bergman. Sabato 22 aprile verrà infine presentato in anteprima il volume Bergman’s Rai Script - Il Vangelo Secondo Ingmar a cura di Pia CampeggianiLucrezia Ercoli ed Andrea Panzavolta (Edizioni il Melangolo), che conterrà il soggetto, di un lavoro commissionato dalla Rai a Bergman sulla passione, morte e resurrezione di Cristo. Il film non venne mai realizzato (ad esso fu purtroppo preferito il più “rassicurante” Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli), ma prosegue il molto paziente Panzavolta, «era dirompente: trattare i racconti evangelici della passione omettendo proprio il personaggio principale e appuntando l’attenzione sui comprimari di quegli eventi abnormi. Soggiacente a questa scelta vi è una domanda di fondamentale importanza: è possibile dire, mostrare, rappresentare la Passione?». La linea così radicale intrapresa dal regista svedese appare anche un forte legame con la figura di Mosè e col divieto ebraico delle immagini e soprattutto della raffigurazione di Dio; più in generale il cineasta tocca una nota cruciale di tutto il pensiero novecentesco: il tentativo, destinato in partenza al fallimento, di dire l’indicibile.

Parallelamente alla rassegna, dal 12 al 22 aprile l’Oratorio di San Sebastiano ospita la mostra di Miria Malandri Immagini allo specchio. Dipinti ispirati al cinema di Ingmar Bergman in occasione del centenario della nascita. «Ciò che la Malandri ritrae - conclude Panzavolta - non è un semplice ‘fermo immagine’ bensì una personale rilettura di quelle immagini, a tal segno personale, aggiungo, da ricreale addirittura attraverso la propria sensibilità, la propria vita». Ritratti e paesaggi evidenziano la derivazione dell’arte cinematografica da quella pittorica e sintetizzano tutto lo spirito alla base del festival, rendendo visibile quella rete di infiniti rimandi che si nasconde dietro ad ogni fotogramma di Ingmar Bergman.

Immagini allo specchio