Continuo infinito presente in fieriL’estetica della performance sta ormai da tempo portando in primo piano il ruolo cruciale che il corpo ha anche per quasi tutte le arti figurative: al contrario della musica, della poesia e del teatro, dove è necessario un esecutore, la pittura e la scultura portano la memoria del rapporto tra il corpo dell’autore e la materia. Questa è stata una mancanza avvertita alla costruzione di Continuo infinito presente in fieri che sabato 18 giugno ha inaugurato la mostra Nel punto immobile del mondo rotante, esposizione di Remo Salvadori, visitabile all’interno del San Giacomo fino al 18 settembre.

Sul sagrato dell’ex chiesa, sette collaboratori dell’artista hanno costruito un’opera circolare costituita da un intreccio di fili di acciaio la cui perfezione geometrica vuole essere un omaggio a Piero della Francesca e all’esposizione dei Musei San Domenico. Durante la performance il flautista Angelo di Gregorio ha eseguito brani di Edgard Varèse, Claude Debusy ed André Joulivet. Salvadori era spesso tra il pubblico e quando si avvicinava ai collaboratori, è sempre rimasto fuori dal cerchio. Questa anti-performance ha rappresentato adeguatamente la natura asettica dell’opera in cui appare escluso ogni tipo di soggettività. Il cerchio, simbolo di perfezione e compiutezza, non sembra contemplare quel dialogo che, invece, l’autore intendeva instaurare col San Giacomo.

Lente liquida

Altre opere, esposte all’interno della chiesa, risultano più interessanti, come Lente liquida (nella foto sopra), perché mettono in gioco la percezione del fruitore. Va dato merito agli organizzatori della mostra di avere portato a Forlì un artista che ha esposto anche alla biennale di Venezia. Ci sembra tuttavia che manchi un’educazione che metta il pubblico della nostra città in grado di formulare lucidi giudizi su questi eventi. Questo contesto può essere costruito anche a partire dalla piena valorizzazione  di artisti forlivesi le cui opere stanno da tempo circolando, ma altrove.