Testimoni dell’improntaIl corpo e la materia sono le caratteristiche principali dell’arte del giovane scultore forlivese Matteo Lucca. Attorno a questi due cardini si sta dipanando la storia della sua attività in cui essi sono sempre stati mezzi per esprimere una profonda drammaticità. Benché la sua strada sia appena iniziata, essa ha trovato in questi due elementi un filo conduttore che ci permette di tracciare insieme a lui un racconto.

Ripercorriamo il tuo cammino artistico
Dal punto di vista formativo direi molto lineare: ho frequentato l’istituto d’Arte di Forlì e l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Ho iniziato a dedicarmi alla scultura negli ultimi anni delle scuole superiori iniziando a partecipare alle prime mostre e concorsi e questa è stata una routine piuttosto comune in tutto il mio percorso artistico, negli anni si sono aggiunte collaborazioni con gallerie l’ultima delle quali la Stefano Forni di Bologna che attualmente è la mia galleria di riferimento.

Così hai trovato piano piano un tuo cammino di ricerca?
La mia ricerca si è sempre rivolta al lavoro sul corpo e nel tempo si è sviluppata attraverso l’utilizzo di vari materiali: piombo, rame, gesso, tessuti, progetti performativi e di recente opere di pane.
Nonostante questa diversità ho sempre pensato che sia stato un percorso di trasformazione lineare e anche un percorso nel quale ho sentito il bisogno di liberarmi da certe mie convenzioni.

T ME and YOUCi sono opere che ritieni particolarmente significative per il tuo percorso?
Nell’arco della mia carriera ci sono stati alcuni momenti cruciali che mi hanno decisamente segnato, sto pensando al monumento dedicato ai donatori dell’AVIS di Forlì presso l’ospedale Pierantoni: un’opera che sento coraggiosa, amata e criticata, penso non conceda mezze misure.
La componente artigianale è sempre stata molto forte nel mio approccio ai materiali: il lavoro con il rame battuto per esempio, nonostante le “licenze poetiche” che allontanano il focus dal cercare il cliché del buon artigianato, sono opere che possono esistere solo grazie ad un mestiere acquisito, questo ha fatto sì che nel mio lavoro esista una tensione tra il bisogno di esprimere e il limite della tecnica che mi impone il rigore.
Questa tensione mi ha portato a trovare modi nuovi di creare, potremmo parlare di tentativi per liberarsi da vincoli o darmene dei nuovi più coerenti con ciò che sono oggi.

C’è solo la scultura nella tua arte
Ho anche avuto anche momenti di crisi nei quali mi sono preso delle pause dedicandomi ad altre attività come il teatro, la danza e altro. L’interesse per la danza contemporanea e il teatro mi hanno aiutato a sperimentare approcci alla scultura di tipo performativo e iniziare a trovare soluzioni  per interagire con la gente come il progetto It Me and You, nel quale invitavo le persone a schiacciarmi la faccia nella terra per ricavarne un’impronta che traducevo in calco in gesso, o i recenti uomini di pane che colloco in natura lasciandoli deperire o li servo come cibo agli invitati.

Una buona parte della mia produzione attuale è spinta a realizzare opere informali in tessuto, potremo dire un modo per dare plasticità alla pittura informale e al suo approccio.

A cosa tende la tua ricerca attuale?
Nonostante il bisogno di ricercare e rinnovarmi, ad oggi devo anche fare i conti con gli aspetti concreti del lavoro perciò spesso si tratta di mediare tra il mio bisogno di creare per me stesso e il come fare uscire il mio lavoro nel migliore dei modi. Per fortuna spesso combacia.

Cosa è per te la materia e come è cambiato il tuo rapporto con essa?
La materia è come il suono per un musicista. Il suono in quanto tale è perfetto così com’è ed ogni suono evoca diverse sensazioni. Per un musicista il rapporto col suono nel tempo si trasforma e cresce. Il problema non è la materia ma cosa ne facciamo, è un problema di forma e di rappresentazione e questo tante volte è una grossa condanna e un limite.

Cos’è oggi la scultura?
Con tutta sincerità è una domanda alla quale non saprei rispondere. Forse oggi non esiste o forse non è che l’epilogo di ciò che è già stato fatto.

Come viene accolto in tuo lavoro a Forlì
Penso bene, nonostante non sia molto presente a Forlì.

Progetti?
Attualmente sto lavorando ad un progetto estivo nel quale presenterò un’installazione con gli uomini di pane. Dopo l’estate sarò in Spagna in una collettiva e presto una personale in galleria con le opere in tessuto. Poi seguiranno le fiere e altri progetti ai quali sto lavorando.