Wolfgang Amadeus MozartCome parlare del rapporto tra musica e passioni senza cadere nei luoghi comuni, senza dire, cioè,  che “la musica parla il linguaggio del cuore”, che essa “esprime l’inesprimibile” e altre simili banalità? Tra musica e passioni esiste certamente un legame profondissimo, come hanno ben capito Andrea Panzavolta e Filippo Pantieri che dall’anno scorso stanno proponendo al pubblico forlivese un cammino all’interno di questo rapporto assai complesso, che tra il 7 novembre e il 16 dicembre 2015 si è concentrato sull’amore. “Amore. Passione della mancanza. Ringraziamento a Mozart” è stata infatti la seconda edizione della rassegna “Musica delle Passioni”, che si è svolta tra la sala del Refettorio dei Musei San Domenico e San Mercuriale e che è stata promossa dalla Confcommercio e da 50&più della Provincia di Forlì Cesena.

Nella mitologia greca Eros è figlio di Penia (mancanza) e di Poros (passaggio): il suo destino è quello di cercare invano “passaggi” per ricongiungere gli uomini agli dèi. L’amore è dunque ciò che lega, ciò che mette in relazione ed è stata proprio questa una delle peculiarità dei cinque appuntamenti della rassegna. Di qui nasce la centralità che ha assunto Mozart in questa edizione: i suoi cammini fatti di leggerezza hanno saputo unire la più raffinata arte con le debolezze dell’Uomo. «La profondità deve essere nascosta. Dove? In superficie». La frase di Hugo von Hofmannsthal, che tra ‘800 e ‘900 camminò per lunghi tratti nel solco dell’eredità mozartiana, ben si adatta a tutta la produzione del compositore di Salisburgo. Essa è anche una chiave per leggere questa serie di appuntamenti, che, come nella prima edizione, ha avuto molto successo, a conferma del bisogno avvertito dal pubblico forlivese di riallacciare la propria relazione con la musica, anche attraverso nuove forme di fruizione. I concerti, non eccessivamente lunghi, erano abbinati o a brevi introduzioni o a piccole rappresentazioni teatrali. “Amore. Passione della mancanza” ha legato vari stili interpretativi, generi musicali (l’opera lirica, la musica da camera e la produzione sacra) e provenienze degli esecutori.

Luca Giardini e Filippo PantieriCosì ad esempio, il pubblico ha potuto mettere a confronto il pianismo romantico di Pierluigi Di Tella, presente nel secondo incontro, con le prassi interpretative del violinista Luca Giardini. Nel terzo concerto, egli, accompagnato al clavicembalo da Pantieri (nella foto a destra proprio insieme a Giardini), ha dato un esempio di come, seguendo le abitudini settecentesche, la musica del compositore di Salisburgo risulti ancora più attuale. Altra conciliazione degli opposti molto avvertibile in questo ciclo di concerti è stata quella tra centro e periferia, riscontrabile anche nella biografia di Mozart, che, proveniente dall’allora piccola Salisburgo, è giunto alla ribalta di tutte le corti e di tutti i teatri europei. Così in “Amore. Passione della mancanza” la sua musica ha dialogato con quella del forlivese Ignazio Cirri, fratello del più celebre Giovanni Battista. Inoltre gli appuntamenti hanno offerto al pubblico l’opportunità di ascoltare esecutori romagnoli che suonano in tutto il mondo, ma anche un grande pianista, come Bruno Canino (nella foto in basso), che con il violinista Paolo Chiavacci, ha dato vita ad un concerto carico di un’espressività, che nasce dal rapporto tra approfondimento del testo e lavoro sul suono e sulle dinamiche.

Bruno Canino

Andrea PanzavoltaTutto questo è stato proposto con gusto e leggerezza, come per esempio nei due atti unici (Duettino all’inferno. Un rondò capriccioso dal Don Giovanni di Mozart e L’Invito. Una fantasia su Amadé Mozart e Ignazio Cirri), scritti da Panzavolta (nella foto a sinistra) e in cui lo stesso autore ha affiancato Mariolina Coppola. La sottile ironia di questi testi ha nascosto importanti problematiche non solo musicali, ma anche filosofiche e teologiche. I cinque appuntamenti hanno raccontato, con suoni e parole, come la musica di Mozart ci parli di noi e sia ancora scandalosamente attuale in un tempo di stragi, di nuovi tipi di guerre, di migrazioni. L’ascolto della musica, come educazione all’ascolto dell’altro, è resistenza pacifica, ad armi posate e per questo disarmante.