Don Dario CianiUn cambio di prospettiva, una nuova visione del mondo e delle relazioni. Questo ha portato Don Dario Ciani a Sadurano, creando non una comunità di recupero per disadattati, ma un nuovo modello sociale. Me ne accorsi una sera di agosto: erano i primi anni ’90 e mi trovai per caso ad assistere ad un concerto di musica da camera nella piccola chiesa di Sadurano. Ho avvertito nei giovani esecutori appartenenti all'Orchestra del Teatro alla Scala un'insolita gioia di fare musica insieme ed una grande partecipazione da parte del numeroso pubblico. Incuriosita, ho poi scoperto che questo entusiasmo derivava dal fatto che in quegli anni, durante il mese in cui si svolgeva “Sadurano Serenade”, i musicisti vivevano a contatto con una comunità per il recupero dei disadattati. La mia indagine “dietro le quinte” ha portato altre soprese.

Bisognava proprio andare “dietro le quinte” per conoscere la comunità, l’aiuto agli altri l’amore per il prossimo che ne erano alla base. Chiunque poteva  assistere a uno spettacolo e cenare a Sadurano senza  sapere di aiutare il suo prossimo e se stesso.

A Sadurano non c’è mai stata solidarietà, parola odiosa che ha il sapore di asimmetria e di supponenza, ma c’è rispetto e riconoscimento dell’altro, c’è comunicazione tra vita quotidiana, cultura e disagi.

Sappiamo che da qualche anno Sadurano è in difficoltà, ma l’esempio di don Dario ci ha insegnato che la Resistenza in Italia non è finita nel 1945 e che non dev’essere rivolta solo alle dittature,

E ora? Chi ha fede, crede che Don Dario sia in un altro mondo, ma anche chi non ha fede, crede che Don Dario abbia creato un altro mondo, del quale bisogna continuare a prendersi cura.