Era il 26 aprile 2015 quando Orfeo a Forlì entrava “nella rete”: in 12 mesi il sito si è posto come primo obiettivo di essere una finestra sulla città. Commentare, far interviste, cercare notizie ci ha permesso di conoscere meglio non solo gli eventi che animano la vita culturale di Forlì, ma soprattutto come essi vengono vissuti dai suoi abitanti. Abbiamo così potuto andare oltre il luogo comune (vero o falso che sia), secondo cui il cittadino forlivese si lamenta; abbiamo messo in primo piano punti forti e debolezze di quelle che, con parole orrende, ma purtroppo assai di moda, sono dette la “domanda” e l’”offerta” della vita culturale nella nostra città.

Tra domanda ed offerta, o meglio tra pubblico ed organizzatori, ci deve essere comunicazione, ed è questo il vero anello debole della cultura forlivese. Da tempo orami è stato sfatato un altro luogo comune secondo cui “a Forlì non c’è niente”: a Forlì si fa cultura e anche di buon livello, ma il cittadino non ne è informato. Solo i grandi eventi sono ben reclamizzati: in molti casi (non sempre per fortuna) si tratta di manifestazioni “importate” da fuori, che non interagiscono in alcun modo con l’attività locale, con il lavoro quotidiano di organizzatori ed artisti.

Ci piace però segnalare due casi che in questi 12 mesi hanno contraddetto questa tendenza: la festa di Radio 3, che si è svolta dal 5 al 7 giugno 2015 e che si ripeterà anche nel 2016, ha sapientemente messo in dialogo dimensione locale e nazionale. Nell’esecuzione del Messiah di Georg Friedrich Händel, avvenuta a San Mercuriale il 14 aprile 2016, le compagini forlivesi del Coro San Paolo e Cappuccinini e dell’Orchestra Bruno Maderna, sotto la direzione di Filippo Maria Bressan, hanno affrontato con impegno e precisione una partitura molto complessa. In entrambi i casi il pubblico forlivese ha risposto con grande partecipazione agli eventi. È noto inoltre come esso frequenti con assiduità il teatro di prosa e le mostre d’arte. Non solo a Forlì, dunque, vi è una vasta proposta culturale, ma anche una grande risposta del pubblico che sembra avere “fame” di arte, di teatro, di cinema e di musica.

Il problema di Forlì è principalmente un problema di connessioni, non solo perché gli eventi si sovrappongono, ma anche, e forse soprattutto, perché organizzazioni e spettatori soffrono di settorialità. Si ha, ad esempio, l’impressione che il pubblico scelga di assistere ad un evento non in base al contenuto, ma a chi lo promuove. Un simile comportamento può essere determinato o da precise volontà o dalla mancanza di informazione di cui si parlava all’inizio. Nella sua piccola esperienza Orfeo a Forlì è venuto, ad esempio, a conoscenza di mostre o rassegne già in corso. Questo è un sintomo che deve condurre tutti coloro che in città sono coinvolti nell’ambito culturale ad accettare la sfida di una comunicazione più efficace, che non privilegi solamente l’enfasi del grande evento, ma che dia spazio alle tante realtà che lavorano quotidianamente nel nostro territorio. È questo un ulteriore passo affinché Forlì esca dalla logica del provincialismo e divenga una città in cui la cultura ha un ruolo importante.